Come scegliere lo psicologo giusto per te

Ci sono migliaia di psicologi in Italia. Molti hanno siti curati, qualifiche elencate con precisione, foto rassicuranti. Eppure chi si trova a cercarne uno per la prima volta raramente si sente più orientato dopo un’ora di ricerca; spesso si sente più confuso di prima.

Il problema non è la mancanza di informazioni. È l’eccesso di criteri che sembrano tutti ugualmente importanti: l’orientamento terapeutico, il costo, la disponibilità oraria, le recensioni, la vicinanza geografica. Barry Schwartz, studiando il paradosso della scelta, ha mostrato che più opzioni non producono decisioni migliori, ma paralisi e rimpianto. Scegliere lo psicologo giusto non fa eccezione.

Questo articolo non pretende di semplificare quello che è complesso. Vuole aiutarti a capire su cosa vale davvero la pena soffermarsi quando si tratta di come scegliere lo psicologo giusto, e su cosa invece puoi smettere di perdere tempo.

Come scegliere lo psicologo giusto: prima sessione di colloquio

Il criterio più importante non è quello che pensi

La maggior parte delle persone inizia la ricerca guardando la specializzazione: “cerco qualcuno che si occupi di ansia”, “ho bisogno di un esperto in attacchi di panico”. Ha senso come punto di partenza, ma la ricerca clinica degli ultimi trent’anni racconta una storia diversa.

Lo psicologo americano Bruce Wampold ha analizzato migliaia di studi comparativi tra approcci terapeutici, arrivando a una conclusione che molti clinici faticano ancora ad accettare pienamente: la tecnica specifica usata dal terapeuta spiega solo una parte marginale dei risultati. La variabile che pesa di più si chiama alleanza terapeutica, ovvero la qualità del legame che si forma tra paziente e terapeuta, il senso che esista un accordo su obiettivi e metodo, la percezione che l’altro stia davvero ascoltando e non soltanto applicando un protocollo. Lo documenta in dettaglio anche l’Ordine Nazionale degli Psicologi, che raccomanda di valutare la relazione terapeutica come criterio primario.

Questo non significa che l’orientamento terapeutico non conti. Significa che scegliere lo psicologo giusto non è trovare il più specializzato nel tuo problema, ma trovare quello con cui riesci a costruire quella relazione. Il che cambia completamente il modo in cui si dovrebbe guardare un profilo professionale.

Come leggere un profilo professionale senza perdersi

Quando si naviga tra i profili degli psicologi si incontrano denominazioni che a prima vista sembrano intercambiabili. Non lo sono, e vale la pena capire la differenza una volta sola.

Lo psicologo ha una laurea magistrale in psicologia e l’abilitazione professionale: può fare colloqui, valutazioni e sostegno psicologico. Lo psicoterapeuta ha la stessa base, più una specializzazione post-laurea di almeno quattro anni che lo abilita alla psicoterapia vera e propria. Lo psichiatra è un medico, può prescrivere farmaci. La psicoanalisi è un orientamento specifico, non una categoria professionale a sé.

Per chi cerca aiuto per ansia, difficoltà relazionali, umore basso o momenti di crisi, lo psicoterapeuta è nella maggior parte dei casi la figura più adatta. Non è sempre necessaria una diagnosi per iniziare un percorso: spesso è sufficiente avere la sensazione che qualcosa non stia funzionando come dovrebbe. Se non hai ancora chiaro di cosa hai bisogno, la pagina dedicata a chi cerca supporto psicologico su MondoPsicologi può aiutarti a orientarti prima ancora di cercare un professionista.

L’orientamento terapeutico conta, ma non come immagini

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, quella psicodinamica, l’EMDR, l’ACT: esistono decine di approcci, ognuno con una filosofia diversa su come funziona la mente e su come cambia. Non è necessario capirli tutti prima di prenotare il primo colloquio. È però utile capire la differenza di impostazione di fondo.

Gli approcci cognitivo-comportamentali lavorano principalmente sul presente: identificano pensieri e comportamenti disfunzionali e lavorano per modificarli con strumenti concreti. Gli approcci psicodinamici lavorano spesso anche sul passato, sul modo in cui le esperienze precedenti hanno modellato il modo di stare nelle relazioni e di reagire alle emozioni. Alcuni approcci sono più direttivi, altri più esplorativi.

Non esiste l’approccio migliore in assoluto. Esiste quello più adatto a quello che stai vivendo e a come sei fatto. Chi sta attraversando un periodo di ansia intensa tende a beneficiare di un percorso diverso rispetto a chi vuole lavorare su dinamiche relazionali radicate nel tempo. Un buon terapeuta sa già questo, e te lo dirà al primo colloquio.

La relazione terapeutica è la chiave per scegliere lo psicologo giusto

Come capire se hai scelto lo psicologo giusto dopo i primi colloqui

La prima sessione con uno psicologo non è un esame. Non devi arrivare preparato, non devi sapere già cosa vuoi dire, non devi avere le idee chiare su quello che ti sta succedendo. Il primo colloquio serve esattamente a questo: cominciare a mettere a fuoco.

È però anche il momento in cui puoi osservare qualcosa di importante. Ti sei sentito ascoltato? La persona di fronte a te era presente, o ti è sembrata distratta? Ti ha fatto sentire giudicato, oppure semplicemente visto? Hai avuto la sensazione, anche vaga e difficile da spiegare, che quella persona potrebbe capire la tua storia?

Non si tratta di simpatie superficiali. Si tratta di qualcosa che la ricerca identifica con precisione: la sensazione precoce di essere compresi e di condividere un obiettivo con il terapeuta è uno dei predittori più affidabili di un percorso che funziona. Se quella sensazione non c’è dopo uno o due colloqui, non è necessariamente colpa tua o del terapeuta; può significare semplicemente che non siete la coppia giusta, e che vale la pena cercarne un’altra.

Se non sai da dove cominciare questa ricerca, su MondoPsicologi il primo colloquio è gratuito e lo psicologo viene scelto in base a quello che stai vivendo, non a una lista alfabetica. Inizia il matching guidato gratuito.

Cosa fare se ti rendi conto di aver scelto male

Succede. Anche a chi ha fatto tutte le domande giuste, ha letto i profili con attenzione e ha scelto con cura. La compatibilità terapeutica non sempre si vede in anticipo, e accorgersi che qualcosa non funziona non significa che il percorso di terapia non faccia per te.

Il segnale più comune non è l’antipatia, ma qualcosa di più sottile: la sensazione di non avanzare, di ripetere sempre le stesse conversazioni senza che nulla si sposti davvero, di uscire dalle sedute più pesante di come si era entrati. Dopo un periodo ragionevole di lavoro, di solito tra i due e i quattro mesi, ha senso fermarsi a riflettere su come stai procedendo. Un buon terapeuta non si offende se glielo chiedi direttamente.

Cambiare psicologo non è un fallimento. È parte del processo.


Domande frequenti su come scegliere lo psicologo giusto

D: Come faccio a capire se uno psicologo è quello giusto per me?
R: Il segnale più affidabile è la qualità della relazione che si forma nelle prime sedute. Ti senti ascoltato, compreso, non giudicato? La ricerca clinica mostra che questa percezione precoce è uno dei predittori più solidi di un percorso che funziona.

D: Devo scegliere lo psicologo in base al mio problema specifico?
R: La specializzazione conta, ma non è il criterio più importante. La qualità dell’alleanza terapeutica pesa di più sull’esito del percorso rispetto alla tecnica specifica utilizzata.

D: Quante sedute ci vogliono per capire se uno psicologo va bene?
R: Di solito bastano due o tre colloqui. Se dopo le prime tre sedute hai ancora la sensazione che qualcosa non torni, è lecito parlarne direttamente con il terapeuta o valutare un’alternativa.

D: Posso cambiare psicologo se non mi trovo bene?
R: Sì, e non è un fallimento. La compatibilità terapeutica non è sempre prevedibile in anticipo.

D: Qual è la differenza tra psicologo e psicoterapeuta?
R: Lo psicologo può fare colloqui e sostegno psicologico. Lo psicoterapeuta ha in più una specializzazione post-laurea di almeno quattro anni che lo abilita alla psicoterapia.


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